10 giugno 2007





Le 24 ore di treno sono avviamente diventate trenta - interminabili, torride, polverose. I giornali di oggi dichiaravano a gran voce che ieri sono stati toccate le temperature massime negli ultimi dieci anni: 46 gradi in Uttar Pradesh (dove passava il nostro ignaro treno), 48.9 a Ganganagar, dove arriveremo domani mattina. Un vero inferno, non avevo mai patito cosi' tanto il caldo in vita mia - mi sembrava di avere un phon acceso in faccia. In tutto il nord del paese ci sono gia' state 56 morti per il caldo, oltre ad un centinaio di nuovi suicidi dovuti a fallimenti del raccolto. Una silenziosa catastrofe.
Nell'ultimo villaggio dove siamo stati (si chiamava Nimshirgaon, ma da li' non sono mai riuscita a scrivere) di suicidi recenti ne abbiamo incontrati tre. E quando da testate di giornale diventano eventi reali che coinvolgono famiglie intere, lo stomaco reagisce in maniera diversa. Ho intervistato vedove a cui non era rimasto nulla, se non un pezzo di terra arido che non sapevano coltivare e che spesso erano costrette a vendere per ripagare i debiti del marito. Molte non possono neanche uscire di casa, secondo un obbligo tacito del villaggio. Altre sfidano le malelingue, avventurandosi guardinghe verso le pozze d'acqua a mezzo kilometro di distanza trasportando enormi pesi per i vicini di casa in cambio di qualche rupia. Sopravvivono con sei, sette, otto rupie al giorno, magre, ammalate, aspettando una morte che puo' solo portare sollievo.

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Sono stata accettata anche alle ultime due universita' dove avevo fatto domanda. Panico. Ho bisogno di una mano per scegliere. Cmbridge, LSE, Soas o Sussex? A Cambridge ho una borsa di studio, alla LSE sono previsti due anni, uno a Londra, uno a Parigi.

Un abbraccio.

8 giugno 2007

Piccole aggiunte. Mai sufficienti

Continuo a vagare per il subcontinente, fermandomi dieci giorni in un posto, due in un altro, senza ordine apparente. Ieri trentadue ore di treno, oggi ne sopportero' altre ventiquattro - Mumbai-Calcutta, Calcutta-Delhi. Una follia, in realta': Mumbai-Delhi sono 'solo' 12 ore..
Il motivo? E' esplosa un'ondata di violenza in Rajasthan, capitanata da un gruppo etnico della zona che richiede lo status di 'Scheduled Tribe', ovvero 'tribu' protetta' (cosa che gli garantirebbe vantaggi economici e sussidi). Ventisei morti nella scorsa settimana, treni in fiamme, stato di assedio.
Inizialmente la nostra tappa in Rajasthan era stata rimandata, anche per paura di eventuali distorsioni nei dati a causa delle violenze - ma poi la situazione sembra essersi tranquillizata. E quindi.. (Il dieci arriveremo a Ganganagar, nel nord del Rajasthan, vicino al confine con il Punjab).

Scrivo sempre meno spesso, ne sono consapevole. E aggiungere foto non e' mai facile (ripeto che molte delle foto sul sito non sono mie: mi e' stato vietato di fare foto nel villaggio, quelle che vedete sono fatte dal mio 'capo' Ram). Vorrei mostrare i castelli di cemento, le pile di immondizia per le strade, i fasci di luce che spezzano il buio nelle catapecchie. Raccontare che anche un pavimento di fango puo' essere pulito (con una scopa di ramoscelli), che il miglior dentifricio e' la cenere, che non ho mai visto piatti scintillanti come quelli lavati con la terra del cortile.

Le mie foto saranno aggiunte, quando ho un istante. Ci sono, attendono solo di essere connesse ad un computer.

Ho scritto anche qualche articolo.. ma anche quelli dovranno attendere - so che sembra ridicolo, ma i pochi giorni in cui ho accesso ad un computer non ho letteralmente tempo per usarlo.

Scappo. Un abbraccio, vale.
p.s. Questo blog comincia a frustrarmi..

27 maggio 2007

Warvate Kanderao, qualche foto

Aratro

Una compagnia locale di sementi e fertilizzanti impartisce 'lezioni' ai contadini sulle migliori pratiche agricole da adottare

Nei campi
Chili
In casa (notare poster comunista ll'incontrario!)
Raduno comunista



Correggendo i questionari completati nella casa del 'sindaco' (Sarpanch)


Interviste. Da sinistra: Sneha, Kalyani, Vikas (e l'intervistato)
Interviste 2. Bhagwan e Aparagita.Donne all'opera con i chapati (lavoro che ovviamente non verra' considerato tale dalle statistiche ufficiali)
Uomini a tavola prima di un matrimonio


Le difficolta' incontrate nel cercare connessioni internet continuano, ma la cosa ha smesso di stupirmi. Per qualche strano motivo mi ero convinta che 'la rete' arrivasse davvero dappertutto, una sorta di tappeto steso sul mondo che ci rende tutti uguali (ed accessibili). Ma anche a Warvate Kanderao, il secondo villaggio delle mie peregrinazioni, tappeti e uguaglianza sono parole utopiche. Nord del Maharastra, Buldana district. Una zona completamente arida, dove meno dell'1% delle terre vengono irrigate. Coltivano cotone (venduto a prezzi eternamente decrescenti, nonostante il largo utilizzo di sementi geneticamente modificate), noccioline (groundnut, le ho mangiate ancora un po, verdi, sono divine..), lenticchie ed altre varieta' locali.


Diversificazione prossima allo zero, terreni sempre piu' asciutti e inproduttivi, frammentazione costante delle proprieta' (ogni figlio maschio ha diritto ad una fetta uguale di eredita' - se il padre coltivava 12, il figlio coltiva 3 o 4, se gli va bene), indebitamento sistematico dovuto a rendite sempre decrescenti sono i principali problemi che affliggono la zona.


A differenza di Dungharia, il primo villaggio nelle colline del Rajasthan (dove vigeva una divisione sociale di tipo tribale), a Warvate il sistema delle caste e' una realta' preponderante. I commercianti vivono in enormi castelli di cemento dipinti di brillanti blu e rosa, i contadini si possono permettere una casa di fango e pietre, i braccianti vivono in catapecchie di paglia e fango che vengono distrutte all'arrivo del primo monsone.


Esiste pero' una strana forma di uguaglianza all'interno del villaggio - la presenza costante di enormi poster di bambini bianchi come il latte, con riccioli biondi da spot pubblicitario. Loro ridono, i denti da latte bene in vista. Alle loro spalle scritte inquietanti ('god is always with you', o meglio, 'don't adapt your dreams to your powers, but your powers to your dreams').. In seconda posizione, immagini di pagode giapponese, seguite dalla sempiterna cascata idillica immersa nel verde, ricordo costante dell'acqua che qui non c'e'.


RITRATTI




26 maggio 2007

Dungaria

Le immagini possono dire molto piu' che le parole.

Coltivazione di Mung



Donne manovali (costruzione di una strada sotto il programma statale NREG, fonte primaria di reddito nella zona)

25 maggio 2007

Ennesima foto di gruppo (loro le amano) con alcune co-lavoratrici e donne del villaggio
Durante le interviste (quella in rosa sono io)


11 maggio 2007

Post-pulman

Quando ho detto che un pulman mi stava aspettando non credevo di scomparire dieci giorni nella giungla..
Ed invece siamo stati trasportati in un mondo parallelo, dove l`elettricita` e` una parola che fa ridere e dove esiste solo la sussistenza, a momenti nenache il baratto. Non esistono affitti, non esistono rendite: se per caso hai `troppa' terra e non hai i soldi per coltivarla, la regali a qualcun`altro.
Quattro ore a sud di Udaipur (sud del rajasthan), in mezzo alle montagne, lungo la scalanatura di un fiume in secca. Dormivamo in un paesino, sveglia alle cinque in punto, in jeep alle sei meno un quarto, trenta minuti di strada sterrata, poi trenta minuti di cammino.. poi interviste senza fine (per gli intenditori: Chambers sarebbe stato quasi fiero di noi..).
Non so da dove cominciare per descivere, mi sembrano passati secoli da quel 22 di Aprile che mi ha vista partire, secoli dalle ansie e dai mal di pancia dei primi giorni.
Il progetto e` folle, ma fattibile. A Dungaria (il villaggio che abbiamo finito di intervistare ieri) c`erano 120 nuclei familiari. Ognuno con un piccolo appezzamento di terreno arido e pieno di sassi (ci vogliono 24 giorni lavorativi per liberare un campo di tre bigha - circa 1 ettaro e mezzo - dai sassi), ognuno con una famiglia di bambini denutriti alle spalle. Nove, dieci, undici figli per famiglia. Nessuno va a scuola (il maestro del villaggio e` sempre ubriaco e non si presenta in classe, e comunque il villaggio e` cosi` sparso per le montagne che alcune case distano piu` di cinque kilometri dalla scuola), nessuno ha un bagno, una pentola con cui cucinare o un piatto su cui mangiare. Gli alberi, in questa zona, non hanno nomi: si chiamano solo 'l`albero dalle foglie da piatto', 'l`albero dalle foglie per pulirsi il sedere', `l'albero dalle foglie per fare l`alcool` (particolarmente pregiate, ovviamente).
Le donne camminano 26 kilometri (andata e ritorno) verso il villaggio 'vero' (con strada non sterrata) piu` vicino, partendo a mezzanotte e tornando la mattina dopo entro l`ora di pranzo, solo per vendere un fascio di legna per trenta rupie: cinquanta centesimi di euro.
Sono stanca, ma felicissima. Alcuni giorni andavo con gli altri a fare le interviste (annotando i commenti marginali), altri rimanevo nel villaggio base a correggere tutti i questionari,verificando che non vi fossero incongruenze e inesattezze - massacrante, ma favoloso - mi sembrava di infilare il naso nella vita di un mare di facce che pian pianino assumevano un colore, una personalita`.
Ora sono ad Ahmedabad, in Gujarat. Ed ancora una volta e` finito il mio tempo al computer..

La prossima volta provero` a scrivere con un intervallo piu` breve (anche per facilitare le descrizioni, cosi` e` una pura follia).

p.s. Ho imparato a mangiare il mango senza sporcarmi le mani. Sono queste le vere conquiste indiane.
Sul treno il giorno dopo averli conosciuti (24 ore di viaggio tra Calcutta e Delhi) - quella verde e Sanoval, dietro di lei si intravede Sudip.
Il gruppo al completo (foto scattata ieri). Where is Waldo??

Sonno sonno che vai pe` le mura (sonno pomeridiano, la notte dormiamo tutti assieme sul tetto)

Passeggiata lungo il fiume (Uday e` appena caduto in acqua, per la gioia di 40 bambini che stavano facendo il bagno..)

Il centro dove siamo stati ospitati i primi giorni, prima di addentrarci nella `giungla` (la chiamano cosi`)

Vecchie foto

Easy rider
Behind the wall

Contenitori in vendita (per portare a casa l`acqua santa del Gange)

Nel fiume

Mucchi di merda (da bruciare durante l`inverno)

2 maggio 2007

meta` di un racconto di un inizio

Scrivere sara` molto piu` difficile del previsto. Ed anche per le foto sara` un problema. Per una volta non sono una viaggiatrice, ma un` ospite in un delicato equilibrio che non contempla ore all`internet point (non ci sarebbe neanche la possibilita` fisica, in realta` - dormiamo in un`oasi in mezzo al nulla del sud del rajasthan), ne` tantomeno le mie ambizioni di fotografa (mi e' stato vietato di fare foto nei villaggi, quindi molte delle foto che pubblichero` non saranno mie, ma del mio capo).
Ho incontrato gli altri membri del team di ricerca - uno strano gruppo che include piccoli indiani con i baffi ed i sorrisi intimiditi, giovani donne in carriera, una splendida trentottenne musulmana nascosta dietro veli verde pisello, piccole ragazzine impaurite, dottorandi presuntuosi..
Il progetto e` piu` complesso di quanto non avessi immaginato, ma sembra decisamente interessante. Venti pagine dettagliate di questionario volte a valutare le relazioni agrarie ed il livello approssimato di reddito nei due stati prescelti: Rajasthan e Maharastra

(......)

devo scappare.. mi attende un pulman con il resto del gruppo - finisco la prossima volta che riesco ad avvicinarmi ad un computer!

30 aprile 2007

Varanasi


Ode per una citta` che mi ricorda Calvino
(nello stile delle citta` invisibili)

Se mi vorrete credere vi parlero` di Benares, adagiata lungo le sponde del sacro Gange.
A Benares nulla si assomiglia, nulla si ripete – il rettangolo di una finestra non ha la stessa forma del rettangolo della finestra accanto; se una casa vanta una cupola lucente, un`altra mette in mostra splendidi balconcini in ferro battuto; se un tempio presenta guglie svettanti, quello accanto sara` incastonato nel terreno, abbarbicato ad un ficus dalle mille radici.
Accanto al negozio tinto di celeste, sfolgora quello turchese, ed ancora quello rosso, giallo ocra, verde pisello. I fili della corrente, a Benares, non vanno dritti, ma si ingarbugliano in matasse, come indecisi sul dafarsi o impauriti dall`idea di essere considerati `normali`. Persino le sfere degli ombrellini da preghiera, al secondo sguardo, sono tutti diversi - alcuni in paglia, altri in tela, tutti deformi, molti rammendati.
La citta` e` un groviglio di forme accatastate, incongrue, inconsistenti. Ogni oggetto, a Benares, vive per mezzo delle relazioni che instaura con ogni altro: l`aquilone del bambino rimanda al rombo sulla fronte della donna che si lava ricurva nel fiume, il colore zafferano del suo sari rimanda al telo sgargiante con cui vengono avvolti i corpi dei morti da bruciare, e la morte, la morte rimanda a tutto il resto.
Eppure e` proprio questa centralita` della morte che mette in luce la potenza della vita - un velo nero di sottofondo che esalta la luminosita` dei gialli, dei celesti, dei blu.

Hindi classes

Una delle centinaia di foto di famiglie allargate - sono loro a supplicarmi di fargliele, per poi scarabocchiarmi indirizzi incomprensibili su un foglio svolazzante.

Cerimonie lungo il fiume

Religione e` vanita` (sadu si riflette in uno specchio)

Cerimonie

Villeggiatura

E tu chi sei?

26 aprile 2007

Allora:

Pochi secondi dopo me li hanno tirati in braccio tutti e tre..
Ci ho messo un po’ a capire cosa fossi venuta a fare. A chi mi faceva domande rispondevo meccanicamente, senza quasi sapere io stessa cosa mi aspettasse, e, soprattutto, perché lo stessi facendo.
Come di carattere, mi capitava di osservare dal di fuori la vita degli altri, convinta che le loro fossero le scelte giuste, essendo il mio solo un tergiversare senza meta apparente.
Non che adesso abbia capito. Ma appena sono uscita nei 42 gradi che mi attendevano fuori dall’aeroporto di Delhi (nel senso che aspettavano proprio me..) mi sono sentita nuovamente a casa. L’aereo era stata una (lunga) parentesi – l’India era un luogo conosciuto, amato. Sapevo dove volevo dormire, cosa mangiare, quanto era giusto spendere, come comportarmi. Con la treccia adagiata sulla spalla ed un salwar kameeze addosso anche i negozianti dell’affollatissima Paharganj non mi hanno fatto pressioni – raro, lo giuro.
Sono passati solo due giorni e soprattutto non ho ancora incontrato le persone che mi accompagneranno nei prossimi tre mesi di lavoro, ma comincio ad avere fiducia. Se non altro mi è passato quel terrore irrazionale che mi aveva preso nelle ultime settimane prima della partenza.
Mi sono già abituata al caldo opprimente ed alla pancia appiccicaticcia, agli odori nauseabondi di Varanasi ed agli uomini che mi toccano il culo con non-chalance. Mi sono già fatta 15 ore di treno assieme ad una famiglia emigrata dello Srilanka che non poteva accettare che io non mangiassi il loro riso giallo e dhal (lenticchie) piccante e, last but not least, ho già bevuto chai. Domani notte altre 15 ore per arrivare a Calcutta..


Indian beauty

Foto

Immagini stupide per dare un`idea.. quelle serie arrivano tra poco..


Lord Krishna (piazza del Paharganj di notte)

Delhi by night

Confusione

Urban bias

Caron dimonio