06 novembre 2009
30 ottobre 2009
14 settembre 2009
13 settembre 2009
23 novembre 2008
Campeggiando, Norfolk (June 2008?)
Ringrazio Dan, un fenomenale Sudafricano, per alcune delle foto..
Comincia tutto cosi'


Temporale in arrivo


Finalmente caldo

Esistono ancora i treni a vapore?

Gara di precisione (malriuscita)

Jekyll and Hyde (1)

Jekyll and Hyde (2)

Imitando il colonello (James)
20 novembre 2008
Ultimi mesi a Cambridge
I balli? Costava oltre £100 entrare. Io ho passato meta' serata raccogliendo i rifiuti (facendo la raccolta differenziata): sono entrata gratis.



20 aprile 2008
Stoccolma
Pelle
19 aprile 2008
Qualche foto sparsa da Cambridge
Il mio compleanno

(avevamo sei torte in totale, per tutti i nati a gennaio!)
Carnevale.. (io ero un cespuglio)

Natale
Karaoke a New Hall
Cambridge -Oxford boat race
Bangra dancing dopo la sconfitta clamorosa
17 marzo 2008
In Scozia, da Benjy
..abbiamo raccolto legna come due bambini, ossessionati dall'idea di creare statue, maschere, idoli
Attrazione animale
20 febbraio 2008
Varie ed eventuali..
Never say never
Solo per nonno, di fiore in fiore
05 gennaio 2008
Istanbul
I suoi abitanti sembrano trarre forza dal passato mitico che li giustifica, al tempo stesso schiacciandoli. Non si sentono degni di Bisanzio, di Costantinopoli, e quindi inventano nuovi eroi per potersi sentire ancora parte di una favola. Il culto ossessivo della figura di Ataturk, padre della patria, ne è una manifestazione. Il suo volto pingue, a volte quasi 'Draculesco', fa capolino dalle mura di bar e ristoranti, dai traghetti, le piazze, le case dilapidate. Neanche le multicolori divinità induiste ricevevano tanta venerazione nelle case dei fedeli.
Ataturk (1)
Ataturk (2)La città si estende a perdita d'occhio, avvinghiata alle sue sette colline originarie, ma tanto affamata da averne ingurgitate altre decine. Negli ultimi quindici anni la popolazione è triplificata, raggiungendo i 12 milioni, alcuni dicono 15. Dal mare non si vede che un fronte compatto di case - palazzine rosa, gialle e celesti che si ergono verso il cielo, accatastate, spesso vuote, circondate da fango e blocchi di cemento.
Development?

25 dicembre 2007
22 novembre 2007
Balene, puffi, conigli e fenicotteri
Cambridge è un mondo strano.
Piccola com'è, riesce comunque a sorprendermi, svelandosi a poco a poco. Mi capita di correre verso una classe di statistica, e di trovarmi davanti una balena che galleggia in maniera surreale in mezzo a delle palazzine anni settanta. Passeggio la domenica lungo il fiume, ed accanto mi scorrono barche piene di ragazze travestite da puffi, o conigli, o renne, o pecore..
Siamo eccentrici, perchè è duro confessarsi che siamo qui quasi per caso. Come ha detto Andrea quando è venuto a trovarmi, "mi sembra che siete tutti normali". Lo siamo, e facciamo cose strane per dimostrare il contrario. Le leggende, dopotutto, si creano. E così capita di bussare alla porta di un amico e di essere accolti da un'ondata di fumo e dal suono di un grammofono nel sottofondo che sussurra poesie. Eliot, letto da Eliot. E cinque ragazzi che sorseggiano vino, commentando.
Io, qui, mi destreggio tra gli estremi. Da una parte invidiosa dell'atteggiamento aggressivo di chi cerca lavoro sottoponendosi a test e interviste costanti, dall'altra affascinata da quelli che si lasciano andare - ballando salsa, remando, organizzando dibattiti. Studio, più degli altri (sono di una lentezza madornale a scrivere). Medito sul futuro e attendo workshop sul come fare documentari. Arrampico...
Non cambio.
Red is a slow colour (1)
Con Risa, quattro giorni dopo la nascita di sua figlia
Red is a slow colour (2)
Esistono balene postmoderne? (2)
Late for a very important date
04 novembre 2007
Lake district
Dedico queste poche foto alla memoria del mio amico Vinnie Carta, ucciso questa stessa Domenica da una macchina, mentre vagava per Cambridge in bicicletta.
Lotta del calzino (2)
Greg28 ottobre 2007
Halloween..

Jack
Berries.. and berries (Eve falls in temptation)
Little girl from the prairie/Russian maid
beyond the window19 ottobre 2007
18 ottobre 2007
Sono qua da una ventina di giorni, ma mi sembra una vita. E la cosa più buffa è che mi sento davvero a casa, parte di una famiglia di spaesati internazionali. C'è il ragazzo kossovaro che ha studiato a Chicago innamorandosi irrimediabilmente degli Stati Uniti, l'afgano di origini mongole che ama ballare la salsa, la brasiliana che ha vissuto anni in Tailandia, il timido indiano che fugge alla fine di ogni lezione, il pakistano sposato che se la intende con ogni ragazza del corso, l'americana-bionda-che-si-vergogna-di-essere-americana-bionda, il malese ultra-cristiano che tenta di convertirci tutti quanti, la bella libanese che si vuole riscattare dal suo passato di consulente pubblicitaria.. Ognuno geniale a modo suo.
Fuggo a letto, presa dal sonno. Lascio qualche foto per dare un primo assaggio.
Morning dew
Cena di matricolazione (con alcuni amici del college)
Assorbendo il sole..
The 'peak' district (dove di 'peaks' se ne vedono pochi..)
'Wine and cheese night'
02 ottobre 2007
Anny Granny's eightieth birthday
26 settembre 2007
18 settembre 2007
Eres toda de espumas delgadas y ligeras


Dopo lunghi silenzi ho deciso che qualche foto potesse rallegrare questo sito in decadenza. Ultimamente sono un pò ossessionata dalle nuvole.. mi scuso a priori.
Cotton candy
Benjy
17 settembre 2007
09 luglio 2007



Una statua piccola costa 10.000 rupie. Ogni artigiano ne crea circa 20 l'anno - idoli che sorgono gloriosi per pochi mesi, per poi essere gettati nel fiume in autunno, sacrificati nelle acque da cui sono nati.
26 giugno 2007
Ritorno
Frammenti di DelhiMorning tea
Tornei interminabili di 'sweep' (un gioco geniale del Bengal)
Sari stesi lungo i binari
Monsone dalla finestra di un treno (1)
Monsone dalla finestra di un treno (2)
'Generale'
Howrah bridge
La quiete dopo la tempesta
Le case che si vedono nelle foto sono quelle degli Zamindar, i famosi 'castelli' di cui ho parlato diverse volte - ostentazione di una ricchezza spesso piu' apparente che reale. Nella seconda foto si intravede il Gurudwara (tempio dei Sikh), nella terza si scorgono alcune protuberanze delle zone povere (infotografabili).
In casa di Darshan Sing
Rose, bimbe bianche, coppe scolorite e vecchi saggi barbuti - tutto quello che ci vuole per l'immaginario 'panteistico' indiano..
22 giugno 2007
Qualche foto tecnica (cortesia di Vikas)

Locally manufactured pump
Winnowing machine
Disc plough
'Cosa vedi nel futuro di questo villaggio?' domanda mio padre.
Meccanizzazione senza modernizzazione.
Divari irreparabili.
Contadini che si danno all'alcool, perche' e' l'unica via d'uscita.
Alcuni cominciano a bere alle cinque e trenta del mattino..
20 giugno 2007
Monsoon
This & That (2)
Dalla polvere al fango. Sono arrivati i monsoni anche qui, nella citta' che dieci giorni fa vantava la temperatura piu' alta di tutta l'India. Non e' normale che la pioggia arrivi cosi' lontano, dopo aver viaggiato per migliaia di chilometri dalla punta estrema del Tamil Nadu - i contadini si abbracciano per strada, sperando che le loro terre possano finalmente avere acqua sufficiente per dare un raccolto anche lontanamente simile a quello delle pianure fertili del sud.
Noi ci aggiriamo per il villaggio nelle brevi pause tra un acquazzone e l'altro, togliendoci le scarpe, affondando nel fango fino alle ginocchia. Siamo fradici ed abbiamo freddo, ma risentiamo dell'euforia generale, galvanizzati dal gracchiare frenetico di centinaia di enormi ranocchie verdi fosforescenti comparse dal nulla (dove vivono le rane in una terra senza acqua?) - la colonna sonora di un villaggio che risorge. In parte.
Oltrepassati i confini invisibili che separano una casta dall'altra, lo stesso canto delle rane sembra portare qualche presagio nefasto. Il villaggio e' stato costruito in modo tale che se l'acqua dell'enorme pozza centrale straripa, fluisce tutta in una direzione: verso le catapecchie di fango dei senza-terra. La pioggia martellante distrugge i tetti dall'alto e inonda le case dal basso, sciogliendo lentamente le mura ed i pavimenti. Case intervistate due giorni prima sono letteralmente scomparse, le famiglie costrette a rifugiarsi presso qualche parente piu' fortunato. E per loro non esiste neanche la prospettiva di un raccolto migliore.
Ma la cosa che piu' mi fa paura e' che non sembra esserci alcuna rabbia o senso di ingiustizia. Qualsiasi calamita', sventura o sopraffazione viene accettata in maniera passiva, come se fosse inevitabile. Per questo non si organizzano, per questo non protestano, per questo i tentativi di far aderire i lavoratori di questa zona ad un sindacato sono (quasi) tutti falliti. Non riesco mai a capire quale sia il ruolo della religione in questa vocazione all'impotenza. La maggior parte degli abitanti di questa zona non e' neanche induista, ma Sikh - in teoria paladini dell'uguaglianza sociale, turbante in testa, coltello al fianco. L'unica spiegazione che riesco a dare e' l'assuefazione dovuta a generazioni di soprusi e la provenienza da regioni diverse, ciascuno di loro uno sradicato disilluso, nucleo a se' stante, impotente.
Imbarazzo della scelta
823 miglia da dove?
The Matrix (dharamasala dove facciamo campo-base)
Late. Victoria train station.
Risk
Spero di poter aggiungere foto di 25 F quando Ram mi permette di rubargliele..
14 giugno 2007
25 F
Il villaggio dove sono arrivata due giorni fa e' uno di questi. Lo chiamano 25 F, ma solo perche' e' il 25esimo insediamento lungo il canale F. Qualche kilometro piu' in la' vivono gli allegri abitanti di 26 F, lungo qualche altro canale scorre la vita della popolazione di 13 B o 6 L. Che senso ha darsi un nome quando la propria vita e' una parentesi?
Gli insediamenti in questa zona del nord del Rajsthan sono stati tutti creati dal nulla negli anni trenta, quando il governo locale ha deciso di ripopolare la zona creando un'enorme rete di irrigazione. Con qualche sussidio qua e la', varie bustarelle e qualche ricatto, oltre ovviamente all'attrattiva di poter trovare lavoro e terre 'fertili', migliaia di persone si sono riversate improvvisamente in questa fascia di deserto, dove la terra e' a scaglie e le polveri sottili obnubilano la vista. Da 25 F si intravedono appena gli eucalipti della strada principale. Piccolo dettaglio: sono a meno di 100 metri di distanza.
Chi aveva i soldi negli anni trenta si e' subito accaparrato enormi appezzamenti di terra - 80, 100, 170 ettari - , chi non aveva niente, l'80% della popolazione, pensava di aver finalmente trovato la 'terra promessa' dove l'acqua scorre tutto l'anno ed il lavoro e' sempre assicurato.
Ma le terre promesse non promettono sempre il meglio. Nel corso degli ultimi ottant'anni gli Zamindar (signorotti locali) hanno stretto la cerchia, forzato centinaia di lavoratori all'indebitamento, rendendoli letteralmente schiavi, 'Siri'. Gli schiavi vengono pagati, sia chiaro. Ma lavorano dalle 12 alle 14 ore al giorno per un salario che a mala pena basta a sfamare una persona. E non sono liberi di scegliere.
Il problema e' che neanche i 'liberi' la passano tanto meglio. Quei pochi che ancora non hanno chinato la testa non trovano piu' lavoro - tutte le principali operazione agricole vengono svolte dai Siris, che costano meno e sono costretti a seguire ogni volonta' dei padroni. Quando un gruppo di 'daily labourers' ha tentato di protestare per farzi alzare i salari, gli Zamindar si sono riuniti ed hanno deciso di non farli piu' lavorare nei loro campi, costringendoli all'emigrazione.
Dhampar Singh ci racconta che non ha scelta - 'loro sono uniti, noi abbiamo paura - ed io non ho neanche i soldi per andare altrove'.
10 giugno 2007
Frammenti e trame
Risveglio
Le invasioni barbariche
Le 24 ore di treno sono avviamente diventate trenta - interminabili, torride, polverose. I giornali di oggi dichiaravano a gran voce che ieri sono stati toccate le temperature massime negli ultimi dieci anni: 46 gradi in Uttar Pradesh (dove passava il nostro ignaro treno), 48.9 a Ganganagar, dove arriveremo domani mattina. Un vero inferno, non avevo mai patito cosi' tanto il caldo in vita mia - mi sembrava di avere un phon acceso in faccia. In tutto il nord del paese ci sono gia' state 56 morti per il caldo, oltre ad un centinaio di nuovi suicidi dovuti a fallimenti del raccolto. Una silenziosa catastrofe.
Nell'ultimo villaggio dove siamo stati (si chiamava Nimshirgaon, ma da li' non sono mai riuscita a scrivere) di suicidi recenti ne abbiamo incontrati tre. E quando da testate di giornale diventano eventi reali che coinvolgono famiglie intere, lo stomaco reagisce in maniera diversa. Ho intervistato vedove a cui non era rimasto nulla, se non un pezzo di terra arido che non sapevano coltivare e che spesso erano costrette a vendere per ripagare i debiti del marito. Molte non possono neanche uscire di casa, secondo un obbligo tacito del villaggio. Altre sfidano le malelingue, avventurandosi guardinghe verso le pozze d'acqua a mezzo kilometro di distanza trasportando enormi pesi per i vicini di casa in cambio di qualche rupia. Sopravvivono con sei, sette, otto rupie al giorno, magre, ammalate, aspettando una morte che puo' solo portare sollievo.
******************
Sono stata accettata anche alle ultime due universita' dove avevo fatto domanda. Panico. Ho bisogno di una mano per scegliere. Cmbridge, LSE, Soas o Sussex? A Cambridge ho una borsa di studio, alla LSE sono previsti due anni, uno a Londra, uno a Parigi.
Un abbraccio.
08 giugno 2007
Piccole aggiunte. Mai sufficienti
Il motivo? E' esplosa un'ondata di violenza in Rajasthan, capitanata da un gruppo etnico della zona che richiede lo status di 'Scheduled Tribe', ovvero 'tribu' protetta' (cosa che gli garantirebbe vantaggi economici e sussidi). Ventisei morti nella scorsa settimana, treni in fiamme, stato di assedio.
Inizialmente la nostra tappa in Rajasthan era stata rimandata, anche per paura di eventuali distorsioni nei dati a causa delle violenze - ma poi la situazione sembra essersi tranquillizata. E quindi.. (Il dieci arriveremo a Ganganagar, nel nord del Rajasthan, vicino al confine con il Punjab).
Scrivo sempre meno spesso, ne sono consapevole. E aggiungere foto non e' mai facile (ripeto che molte delle foto sul sito non sono mie: mi e' stato vietato di fare foto nel villaggio, quelle che vedete sono fatte dal mio 'capo' Ram). Vorrei mostrare i castelli di cemento, le pile di immondizia per le strade, i fasci di luce che spezzano il buio nelle catapecchie. Raccontare che anche un pavimento di fango puo' essere pulito (con una scopa di ramoscelli), che il miglior dentifricio e' la cenere, che non ho mai visto piatti scintillanti come quelli lavati con la terra del cortile.
Le mie foto saranno aggiunte, quando ho un istante. Ci sono, attendono solo di essere connesse ad un computer.
Ho scritto anche qualche articolo.. ma anche quelli dovranno attendere - so che sembra ridicolo, ma i pochi giorni in cui ho accesso ad un computer non ho letteralmente tempo per usarlo.
Scappo. Un abbraccio, vale.
p.s. Questo blog comincia a frustrarmi..
27 maggio 2007
26 maggio 2007
Dungaria
Coltivazione di Mung
25 maggio 2007
11 maggio 2007
Post-pulman
Ed invece siamo stati trasportati in un mondo parallelo, dove l`elettricita` e` una parola che fa ridere e dove esiste solo la sussistenza, a momenti nenache il baratto. Non esistono affitti, non esistono rendite: se per caso hai `troppa' terra e non hai i soldi per coltivarla, la regali a qualcun`altro.
Quattro ore a sud di Udaipur (sud del rajasthan), in mezzo alle montagne, lungo la scalanatura di un fiume in secca. Dormivamo in un paesino, sveglia alle cinque in punto, in jeep alle sei meno un quarto, trenta minuti di strada sterrata, poi trenta minuti di cammino.. poi interviste senza fine (per gli intenditori: Chambers sarebbe stato quasi fiero di noi..).
Non so da dove cominciare per descivere, mi sembrano passati secoli da quel 22 di Aprile che mi ha vista partire, secoli dalle ansie e dai mal di pancia dei primi giorni.
Il progetto e` folle, ma fattibile. A Dungaria (il villaggio che abbiamo finito di intervistare ieri) c`erano 120 nuclei familiari. Ognuno con un piccolo appezzamento di terreno arido e pieno di sassi (ci vogliono 24 giorni lavorativi per liberare un campo di tre bigha - circa 1 ettaro e mezzo - dai sassi), ognuno con una famiglia di bambini denutriti alle spalle. Nove, dieci, undici figli per famiglia. Nessuno va a scuola (il maestro del villaggio e` sempre ubriaco e non si presenta in classe, e comunque il villaggio e` cosi` sparso per le montagne che alcune case distano piu` di cinque kilometri dalla scuola), nessuno ha un bagno, una pentola con cui cucinare o un piatto su cui mangiare. Gli alberi, in questa zona, non hanno nomi: si chiamano solo 'l`albero dalle foglie da piatto', 'l`albero dalle foglie per pulirsi il sedere', `l'albero dalle foglie per fare l`alcool` (particolarmente pregiate, ovviamente).
Le donne camminano 26 kilometri (andata e ritorno) verso il villaggio 'vero' (con strada non sterrata) piu` vicino, partendo a mezzanotte e tornando la mattina dopo entro l`ora di pranzo, solo per vendere un fascio di legna per trenta rupie: cinquanta centesimi di euro.
Sono stanca, ma felicissima. Alcuni giorni andavo con gli altri a fare le interviste (annotando i commenti marginali), altri rimanevo nel villaggio base a correggere tutti i questionari,verificando che non vi fossero incongruenze e inesattezze - massacrante, ma favoloso - mi sembrava di infilare il naso nella vita di un mare di facce che pian pianino assumevano un colore, una personalita`.
Ora sono ad Ahmedabad, in Gujarat. Ed ancora una volta e` finito il mio tempo al computer..
La prossima volta provero` a scrivere con un intervallo piu` breve (anche per facilitare le descrizioni, cosi` e` una pura follia).
p.s. Ho imparato a mangiare il mango senza sporcarmi le mani. Sono queste le vere conquiste indiane.
Il gruppo al completo (foto scattata ieri). Where is Waldo??
Sonno sonno che vai pe` le mura (sonno pomeridiano, la notte dormiamo tutti assieme sul tetto)
Passeggiata lungo il fiume (Uday e` appena caduto in acqua, per la gioia di 40 bambini che stavano facendo il bagno..)
Il centro dove siamo stati ospitati i primi giorni, prima di addentrarci nella `giungla` (la chiamano cosi`)
Vecchie foto
Behind the wall
Contenitori in vendita (per portare a casa l`acqua santa del Gange)
Nel fiume
Mucchi di merda (da bruciare durante l`inverno)
02 maggio 2007
meta` di un racconto di un inizio
Ho incontrato gli altri membri del team di ricerca - uno strano gruppo che include piccoli indiani con i baffi ed i sorrisi intimiditi, giovani donne in carriera, una splendida trentottenne musulmana nascosta dietro veli verde pisello, piccole ragazzine impaurite, dottorandi presuntuosi..
Il progetto e` piu` complesso di quanto non avessi immaginato, ma sembra decisamente interessante. Venti pagine dettagliate di questionario volte a valutare le relazioni agrarie ed il livello approssimato di reddito nei due stati prescelti: Rajasthan e Maharastra
(......)
devo scappare.. mi attende un pulman con il resto del gruppo - finisco la prossima volta che riesco ad avvicinarmi ad un computer!
30 aprile 2007
Varanasi
Ode per una citta` che mi ricorda Calvino
Se mi vorrete credere vi parlero` di Benares, adagiata lungo le sponde del sacro Gange.
A Benares nulla si assomiglia, nulla si ripete – il rettangolo di una finestra non ha la stessa forma del rettangolo della finestra accanto; se una casa vanta una cupola lucente, un`altra mette in mostra splendidi balconcini in ferro battuto; se un tempio presenta guglie svettanti, quello accanto sara` incastonato nel terreno, abbarbicato ad un ficus dalle mille radici.
Accanto al negozio tinto di celeste, sfolgora quello turchese, ed ancora quello rosso, giallo ocra, verde pisello. I fili della corrente, a Benares, non vanno dritti, ma si ingarbugliano in matasse, come indecisi sul dafarsi o impauriti dall`idea di essere considerati `normali`. Persino le sfere degli ombrellini da preghiera, al secondo sguardo, sono tutti diversi - alcuni in paglia, altri in tela, tutti deformi, molti rammendati.
La citta` e` un groviglio di forme accatastate, incongrue, inconsistenti. Ogni oggetto, a Benares, vive per mezzo delle relazioni che instaura con ogni altro: l`aquilone del bambino rimanda al rombo sulla fronte della donna che si lava ricurva nel fiume, il colore zafferano del suo sari rimanda al telo sgargiante con cui vengono avvolti i corpi dei morti da bruciare, e la morte, la morte rimanda a tutto il resto.
Eppure e` proprio questa centralita` della morte che mette in luce la potenza della vita - un velo nero di sottofondo che esalta la luminosita` dei gialli, dei celesti, dei blu.
Hindi classes
Una delle centinaia di foto di famiglie allargate - sono loro a supplicarmi di fargliele, per poi scarabocchiarmi indirizzi incomprensibili su un foglio svolazzante.
Cerimonie lungo il fiume
Religione e` vanita` (sadu si riflette in uno specchio)
Cerimonie
26 aprile 2007
Allora:
Come di carattere, mi capitava di osservare dal di fuori la vita degli altri, convinta che le loro fossero le scelte giuste, essendo il mio solo un tergiversare senza meta apparente.
Non che adesso abbia capito. Ma appena sono uscita nei 42 gradi che mi attendevano fuori dall’aeroporto di Delhi (nel senso che aspettavano proprio me..) mi sono sentita nuovamente a casa. L’aereo era stata una (lunga) parentesi – l’India era un luogo conosciuto, amato. Sapevo dove volevo dormire, cosa mangiare, quanto era giusto spendere, come comportarmi. Con la treccia adagiata sulla spalla ed un salwar kameeze addosso anche i negozianti dell’affollatissima Paharganj non mi hanno fatto pressioni – raro, lo giuro.
Sono passati solo due giorni e soprattutto non ho ancora incontrato le persone che mi accompagneranno nei prossimi tre mesi di lavoro, ma comincio ad avere fiducia. Se non altro mi è passato quel terrore irrazionale che mi aveva preso nelle ultime settimane prima della partenza.
Mi sono già abituata al caldo opprimente ed alla pancia appiccicaticcia, agli odori nauseabondi di Varanasi ed agli uomini che mi toccano il culo con non-chalance. Mi sono già fatta 15 ore di treno assieme ad una famiglia emigrata dello Srilanka che non poteva accettare che io non mangiassi il loro riso giallo e dhal (lenticchie) piccante e, last but not least, ho già bevuto chai. Domani notte altre 15 ore per arrivare a Calcutta..
Indian beauty
Foto
Lord Krishna (piazza del Paharganj di notte)
Delhi by night
Confusione
Urban bias
25 aprile 2007
Arrivata
Scrivero` presto.
Promesso.
17 aprile 2007
Faccio cose, vedo persone

Ho aggiunto nuove foto nel link degli 'scatti', anche se dal giorno in cui parto (Domenica) credo che comincerò a scrivere e mettere immagini direttamente nella pagina principale..
Per ora vivo in una sorta di torpore pre-partenza - terrorizzata, ma sicura di quello che faccio. Litigo con Microsoft Access un paio di ore al giorno (nel tentativo di imparare a gestire improbabili database immaginari), vago per Roma scattando foto, bevo plurimi caffè con amici, vado a camminare in costiera amalfitana come se nulla fosse, osservo sconsolata l'armadio cercando di ideare una 'valigia ideale', mi chiudo in camera oscura, compro farmaci e mi sparo dosi di iniezioni anti-tutto (si, 'faccio cose, vedo persone' era più sintetico ed efficace).. una vita in sospeso, sull'orlo di qualcosa di diverso.
13 aprile 2007
L'origine

Divertimento - Quando io mi son messo qualche volta a considerare il vario affannarsi degli uomini e i pericoli e le pene a cui essi si espongono, e donde nascano tante contese, passioni, imprese ardite e sovente cattive, son venuto in chiaro che tutta l’infelicità degli uomini proviene da una sola causa, che è il non sapersene rimanere in riposo in una stanza (…).
Tutti concordano che quello del re è il più bel posto del mondo; eppure ci si immagini un re, circondato da tutte le soddisfazioni che possano appagarlo, se è senza divertimento ed è lasciato a considerare e riflettere su quello ch’egli è, quella sua malinconica felicità non lo sosterrà affatto, se è privo di ciò che si denomina divertimento, eccolo infelice, e più infelice del più umile dei suoi sudditi, che però giochi e si diverta (…).
Un tale passa la sua vita senza annoiarsi, giocando tutti i giorni per un piccolo importo. Dategli tutte le mattine il denaro ch’egli può guadagnare ogni giorno, a patto che non giuochi più: voi lo renderete infelice. Si dirà forse ch’egli cerca il divertimento del gioco e non il guadagno. Fatelo dunque giocare per niente: non ci si riscalderà e si annoierà (…).
12 aprile 2007

Supermarket

(…) perché il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto (…). Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un passato che non sapeva di avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti. (…).
- Viaggi per rivivere il passato? - era a questo punto la domanda del Kan, che poteva anche essere formulata così: - Viaggi per ritrovare il tuo futuro?E la risposta di Marco: - l’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà.
Le città invisibili, Italo Calvino
11 aprile 2007
Forse un mattino

La finestra sul cortile (Calcata)

'Per favore non pisciate qui, vi porterà male' (Calcata)

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
Montale, Ossi di seppia
06 aprile 2007
30 marzo 2007
L'infanzia di Abelardo
Ma un giorno papà ha cominciato a raccontare. E da allora..
Abelardo è un buono che finisce per fare la parte del cattivo. A poco meno di un mese stacca il capezzolo della madre con un morso, e da allora comincia la sua saga. La storia di base è semplice: la famiglia lo odia e lo manda in riformatorio, lui fugge in mongolfiera ed atterra in mezzo alla foresta amazzonica dove un gruppo di aborigeni decide di mangiarselo, cucinandolo per lunghe ore in un pentolone pieno d'erbe. Ma Abelardo sopravvive. E comincia le sue battaglie con la Strega delle Dolomiti per il predominio sulle vette italiane.
A natale io e Nicky abbiamo deciso di rappresentarne una nostra versione come regalo per papà. Questi sono alcuni estratti dei nostri sforzi..
Abelardo stacca il capezzolo alla mamma

A quattro anni, si ciba di animali morti

Rabbia al riformatorio

Fuga in mongolfiera

Nella pentola che lo renderà immortale
29 marzo 2007
I Senza Terra (radici in movimento)
Un pò di pubblicità agli amici non fa mai male.. E poi questa foto da coro Alpino mi fa ridere, ondeggiavano tutti e tre nel sottofondo mentre Roberto modulava un canto Sardo con la chitarra.. (Marta ha una faccia da 'vocazione ultraterrena'!)
19 marzo 2007
Assenza d'inchiostro

18 marzo 2007
15 marzo 2007
The Office






















